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con LUIGI COPPOLA
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PIZZICA PIZZICA ESPRESSIONE DEL CORPO E DELLA VOCE ATTRAVERSO LA PIZZICA SALENTINA di Luigi
coppola La
“taranta”: Il suo morso rende furiosi fino alla frenesia e poi alla
liberazione. Generata da questo mito la pizzica diventa strumento di
liberazione dalle tensioni e danza sensuale di corteggiamento. Il
cerchio rituale rappresenta l'unità degli opposti complementari morte e
vita, malattia e guarigione. Il
ritmo ossessivo è dato dal tamburello. Il suo battito è il pulsare
stesso della forza vitale, quella stessa che secondo le culture antiche
genera la vita e per questo considerato capace di guarire i tarantati
della loro mania. Il
progetto originale di formazione è radicato in una tradizione
antichissima, ma vuole cogliere allo stesso tempo i segni del
contemporaneo, segni per cui si parla di un nuovo fenomeno che ormai
coinvolge tutta l’Italia chiamato “neotarantismo”. PERCORSI
DI LAVORO
- presenza del corpo nello spazio, con se stesso e con l’altro; La grande tradizione offerta dalla musica sacra
della pizzica (iatromusica) e dei complessi rituali, dei movimenti e
delle danze connesse, offre la possibilità di lavorare con questo
strumento a diversi livelli di approfondimento. Sono connesse a questa
antica forma di danza, una serie di stimoli tutti orientati alla
risoluzione di conflitti. Luigi
Coppola Nato a
Diso (LE) nel 1972 e residente a Torino. Regista
teatrale, performer e ricercatore nel campo della antropologia teatrale.
Docente nel Centro di
formazione nelle Artiterapie di Lecco, Scuola APID di
Danzamovimentoterapia (seminari patrocinati dalla A.I.M. Associazione
Italiana professionisti della Musicoterapia). Conduce seminari di
formazione specialistica presso Casa della Musica di Rivoli (TO) e Art
Therapy italiana. Dirige corsi e laboratori di
ricerca e insegnamento, sulla pizzica salentina e tematiche connesse, in
diversi centri culturali nazionali ed internazionali (Ginevra, Berlino,
Milano, Verona, Lecce). Relatore della tesi di
diploma della scuola di Artiterapie di Lecco dal titolo “Il dialogo
degli opposti: dal tarantismo alla danzamovimentoterapia”. Conduce laboratori in alcuni
Centri Socio Terapeutici, sperimentando il progetto della danza della
rinascita alle persone portatrici di handicap fisici e mentali. Attività
permanente di ricerca e insegnamento sui temi della pizzica salentina
nel “Blusuolo: Centro Arti Performative” a Torino. In
qualità di regista, drammaturgo e performer nel gruppo Loss
(e prima con Blusuolo) ha prodotto le seguenti opere teatrali e
performance: “Esodo in caso di
panico” - Festival Crisalide (Forlì), Eccentrico (Torino) 2004, “Loulouloveyou:
una conferenza sull’amore” -
Festival Internazionale delle Colline Torinesi
2003, “Eidola: sottili
veli di realtà” IX Biennale dei Giovani del Mediterraneo
(selezionato come miglior spettacolo italiano) – Atene,
Infinito ltd Performing Arts Festival - Torino, Rialto
Santambrogio – Roma, Rassegna “Colloqui con XY” – Bologna, 2001,
“Dedicato a volti in volo”
Evento teatrale - Ex Scuola Caccia - Torino 2003, “Narcosis” Infinito ltd Performing Arts Festival – (Torino),
2000, “Società
Costruttori Macchine a Legittimazione Concessa”,
Evento teatrale – Officine Grandi Riparazioni – Torino, 1999. Formazione
nelle arti performative alla Corte
Ospitale di Reggio Emilia Italy (1993-1998) sotto la guida di Franco
Brambilla e Edoardo
Sanguineti, Nanni Balestrini, Remondi & Caporossi, Josef Svoboda, W.
e L. Janicki, L. Ryba e in danza butho ed espressione del corpo con
Laura Cadelo (allieva Maureen Flemming, Cafè la Mama New York).
Formazione in Movimento autentico con A. Watheroeg e in Expression
Primitive con Jhoan Daese. BREVI
TESTIMONIANZE Dopo
anni di danza e danzamovimentoterapia, con te ho scoperto il vero potere
della danza, il suo profondo ed autentico legame con la vita. Ne conosco
la forza e la serietà, con te ho trovato la gioia, il piacere, la
passione, la contagiosità, l'irresistibilità, la curiosità, il
coraggio, l'estasi. Le
pause tra uno "scatenamento" ed un altro e l'attesa
dell'invito alla ronda sono potentissime. E
questa taranta che fa ammalare e che guarisce, solo la sapienza antica
riconosce al veleno il potere della cura. Ed il gusto della guarigione
cresce e chiede di essere alimentato da altri morsi per permettere altre
danze. (A.
psicologa, psicoterapeuta e danzamovimentoterapeuta, 45 anni) …sono
riuscita a sentire con i
cinque sensi l’odore, la bellezza, il colore , l’arsura, il silenzio
e l’attesa di quella terra proiettata nella danza. Per
l’intera giornata ho avvertito una presenza sopita ma sempre pronta ad
esplodere... una
danza che mi ha messa di
fronte alla tradizione
e nello stesso tempo ad un’innovazione quasi rivoluzionaria,
dentro c’e’ veramente il senso e il valore di cio’ che per me e’
terapeutico, e’ come se il nuovo sia da ricercare nell’antico in una
sorta di equilibrio (C.
allieva drammaterapia, 26 anni) Il
danzare senza toccarsi, il giocare con l’altro/a e riconoscerli come
tali, la competitività sana, che va oltre l’invidia, la gelosia, la
rabbia… è stata una danza forte, potrei dire quasi primitiva, che mi
ha portato un benessere assoluto nell’essere riconosciuta… questa è
la danza. (F.
27 anni) Quanto
fascino, energia, dinamicità, improvvisazione, vita, potenza, colori
che esplodono! Mi sono commossa nel ritrovarmi immersa in una
spirale di movimento in cui il mio corpo danzava al ritmo dei respiri e
dei battiti, miei e del gruppo. Un'esperienza molto intensa in cui
ho sentito addosso la forza degli opposti, la leggerezza del corpo che
non si stanca nonostante si muova seguendo suoni incalzanti,
la scoperta di altre forme di seduzione e di provocazione, la
contemporaneità nel gruppo di tensione e fiato, la vivacità e la
passione trasmesse da Luigi. (F.
allieva DMT secondo anno, 25 anni) …“ogni
corpo danzante racconta la storia dell’anima che lo abita, in maniera
diretta e semplice, senza veli”. Con questa prospettiva un percorso di
danza non mirato all’esclusiva ricerca estetica ma alla comprensione
delle origini del movimento, costituisce un grosso sforzo e richiede
tanta generosità emotiva da parte di chi vi partecipa. Un percorso che,
se incontrato nel momento giusto, può far scattare importanti
meccanismi interiori. Un percorso che può attrarre o respingere,
raramente lasciare indifferenti. (A.
35 anni) …devo
dire che mi sono abbastanza stupita di essere capitata in un corso
simile a quelli che già avevo fatto anche se in altre
"discipline", dove l'introspezione, la ricerca di un
motivo dentro di noi che vada al di là del puro movimento fisico sono
così determinanti. Si in effetti ma più pensavo che un corso di
pizzica mi portasse, di nuovo, dentro di me, per guardarmi, e farmi
uscire dal guscio. (M.
37 anni) …mi
è piaciuto molto incontrare la pizzica in questo modo, sentire, vedere
che il ritmo usciva da solo dal semplice lasciarsi trasportare dal
baricentro, era così sereno, liberatorio, i passi non esistevano prima
e poi ritrovavi a farli senza aver fatto nessuno sforzo di
apprendimento… tutto
il lavoro nello spazio, la
bolla, l'ellissi, gli sguardi, la coda, splendida coda... giocare a
esserci, giocare a stare… (R.
educatrice e danzamovimentoterapeuta, 34 anni) La
Pizzica come musica di rinascita tra tarantismo e neotarantismo (da Pizzica–Pizzica: la
musica della rinascita di P. De Giorgi, Ed. Pensa 2002) L’arte
tradizionale della pizzica-pizzica sta vivendo oggi un successo senza
precedenti, non solo in Puglia ma anche in ambiti nazionali ed
internazionali. E’ un’arte profana di intrattenimento e di
corteggiamento, ma è soprattutto la iatromusica del tarantismo, in
altre parole una musica “sacra” e “medicinale” in grado di
guarire i tarantati, ovvero coloro che, ritenendosi avvelenati dal morso
del mitico ragno chiamato taranta, ricorrono ad essa ritualmente.
Costoro compiono una danza misteriosa, coinvolgente, simbolica, che al
pari della musica ha una funzione terapeutica. Durante la danza e nelle
altre fasi del rito i tarantati, in preda ad una crisi di tipo mistico,
entrano in uno stato modificato di coscienza. Il tarantismo
antico oggi è del tutto scomparso, ma al suo posto fanno capolino una
serie di interessanti mutamenti musicali, coreutici, sociali, per i
quali è stato coniato il termine neotarantismo.
Sono tanti coloro che si ritrovano nei luoghi della pizzica-pizzica per
partecipare a questo rito rinnovato, affidandosi alla tradizione non
come semplici spettatori ma vivendo da protagonisti questa forma
d’arte e la propria vicenda interiore. Al centro della scena immersi
nei paesaggi sonori complessi dei tamburelli salentini che diventano
esplodenti ritmici, che sfondano la coscienza ordinaria. Per
neotarantismo si può intendere anche l’esplosione della pizzica come
forma d’arte che agisce, più semplicemente ma con grande intensità ,
sulle emozioni di coloro che di essa fruiscono in senso estetico. La pizzica pizzica ha potuto
offrire, e tuttora offre, identità, memoria storica, entusiasmo
dionisiaco, dinamismo vitale, esplosione controllata della gioia di
vivere. Se il tarantismo può essere
correttamente interpretato come una forma di esorcismo
coreutico-musicale è giocoforza che la musica svolga, all’interno del
rito, un ruolo essenziale e determinante. Quel particolare modulo sonoro
che è la pizzica-pizzica assume il carattere di momento di un rito, nel
più vasto quadro di un simbolo mitico-rituale. Al tempo stesso, se il
tarantismo è complessivamente la messinscena di un rito di rinascita
all’interno dell’esaltazione del ritmo bipolare morte e vita (morte
e resurrezione), la musica che accompagna l’esecuzione del rito non può
che assecondare funzionalmente l’intenzione che anima il tarantismo.
In questo senso, anche la pizzica-pizzica era ed è ancora una “musica
della rinascita”, una
iatromusica (musica sacra). La danza come metodo di conoscenza di se stessi e del mondo, come possibilità di raggiungere liberazioni o guarigioni personali, si è disgelata con la rinascita della pizzica-pizzica. Essa allude sovente all’atto sessuale vero e proprio. Ciò che deve avvenire è una ierogamia, in altre parole un incontro d’amore simbolico e sacro tra la donna e l’uomo, opposti complementari che si attraggono l’un l’altro irresistibilmente per uno scopo ben definito. Il forte erotismo in gioco, così spesso manifestato nella danza, ancora una volta, per analogia evoca la nascita di una nuova vita.
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