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I
dervisci si esibiscono, davanti a un pubblico attonito, nella loro danza folle e
vertiginosa.
Mentre
il flauto e i tamburi cominciano a suonare, essi depongono la sopravveste nera,
simbolo del basso, e canditi come aironi migranti verso una patria lontana,
cominciano a ruotare senza posa sul perno di un piede.
La mano destra, aperta verso il cielo, è la coppa del cuore che
accoglie la grazia divina. La sinistra, aperta verso terra,
è la sorgente di vita che comunica il divino influsso al mondo corruttibile
di
noi poveri mortali. L'alto copricapo a cilindro, nero o marrone,
è la pietra tombale che l'Iniziato pone
sulle sue passioni terrene. Il cerchio dell'ampia gonna che, roteando,
si schiude come una corolla, è la sfera del cosmo che si avvolge
all'infinito intorno al centro dell'universo. Lo scopo della danza (dhikr)
è generare uno stato di estasi rituale e accelerare il contatto tra
la mente del Sufi e
la
Mente Cosmica
di cui egli si considera parte.
Vivendo in una perfetta adesione all'istante presente e in un
accettazione incondizionata della realtà , i saggi sufi arrivano a
conoscere
la più alta realizzazione spirituale, accedono alla coscienza della realtà
ultima fino ad annullarsi in essa. Il sufismo è la via che conduce
dall'individuale all'universale,
dal mondo delle apparenze all'Unità.
Il sama dei
Mevlevi, una delle più celebri confraternite sufi, viene effettuato
da dervisci rotanti che danzano accompagnati da musica strumentale
e vocale corale.L’orchestra, formata da strumenti tradizionali, fra
cui spicca il flauto
per il suo ruolo principale, esegue brani in forme ritmiche chiamate
pesrev (introduzione orientale composta da quattro frasi musicali) e
semai
(opera strumentale a tre tempi).I timpani rivestono un importante
funzione
ritmica ma mantengono sempre un carattere moderato che contraddistingue
tutta la cerimonia. Il ruoli dei partecipanti sono rigidamente divisi
fra
i danzatori che, ascoltando la musica e volteggiando, aspettano la
trance
e i musicisti che eseguono la musica senza venirne influenzati.
L’ estremo
controllo che permea tutta la cerimonia rispecchia la simbologia
del rito, dove la rotazione dei dervisci rappresenta il grande
meccanismo
celeste nel suo incessante movimento e le braccia aperte, una in
direzione del cielo,
e l’altra in direzione della terra, creano un ponte immaginario
fra il divino (il cielo) e l’umano (la terra).
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| I
dervisci mevlevi di Konya |
Secondo
la tradizione, attraversando il quartiere degli orafi, Celaleddin Rumi,
poeta, teologo, insegnante universitario, mistico, si fermò
improvvisamente e,
forse ispirato dal tintinnio ritmato di centinaia di martelli, allargò
le braccia
e iniziò a roteare su se stesso come in una danza.
Era circa il 1250 e nel giro di pochi mesi quella danza vertiginosa
di dervisci vestiti di bianco e col lungo cappello di feltro in testa
divenne
uno spettacolo abituale di fronte alle moschee della capitale segiucide.
"Vieni!
Chiunque tu possa essere, vieni!
Pagano, idolatra o adoratore del fuoco, vieni!
Anche se tradisci i tuoi giuramenti cento volte, vieni!
La nostra porta è la porta della speranza. Vieni cosi' come sei!"
Celaleddin Rumi (1207-1273)
La
dottrina Mevlevi era basata sulla musica, la danza e la poesia.
L'importanza data al valore dell'amore e dell'estasi, la rese superiore
alle altre scuole proprio a causa dei piaceri estetici che essa consentiva.
Per
quanto riguarda l'amore profano e il vino, tendenzialmente
demonizzati dalla tradizione islamica, essi vengono considerati esperienze
simboliche dell'amore divino e dell'estasi mistica.
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